Thursday, September 25, 2008

Introíbo ad Altáre Dei


A new Manual (Introíbo ad Altáre Dei: Il Servizio all'Altare nella Liturgia Romana Tradizionale) for those who want to learn about or deepen their knowledge of the traditional Mass will be released very soon.

This volume (in Italian) was written by three young men who have found spiritual help and guidance and liturgical treasures in the Mass as handed down in its immemorial form.
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For more information, please visit the link provided above.

8 comments:

Anonymous said...

Un degno culto liturgico come servizio ecclesiale

http://www.pontifex.lazio.it/admin/visualizza.asp?id=243

http://www.pontifex.roma.it/index.php/opin...izio-ecclesiale



CULTO LITURGICO COME SERVIZIO ECCLESIALE

UN DEGNO CULTO LITURGICO COME SERVIZIO ECCLESIALE

di Elvis Cuneo

Benedetto XVI, con il motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio 2007, ha permesso la celebrazione della Santa Messa, giusta le rubriche del Missale Romanum del 1962, dopo 40 anni di ostacoli e restrizioni, decretando che i riti contenuti nei libri liturgici in uso nel 1962 non sono mai stati abrogati e costituiscono una tesoro appartenente a tutta la Chiesa. Una conoscenza dei libri liturgici tradizionali, infatti, consente un più profondo apprezzamento di quelli attualmente in vigore.

Come scrive il Card. Dario Castrillon Hoyos nella prefazione al mio recente volume “Introibo ad altare Dei”, edito da Fede & Cultura, e scritto con i colleghi Raimondo Mameli e Daniele Di Sorco: “I fedeli che desiderano celebrare col rito antico non devono essere considerati di seconda categoria, ma una parte del popolo di Dio a cui si riconosce il diritto di assistere a una Messa che ha nutrito per secoli il popolo cristiano e la sensibilità di molti santi, come San Filippo Neri, San Giovanni Bosco, Santa Teresa di Lisieux, il Beato Giovanni XXIII e il Santo Padre Pio da Pietrelcina”.

Questo libro sarà un valido sussidio per sacerdoti e seminaristi del XXI secolo, per i quali, secondo la volontà del Papa, è necessaria una familiarità e apertura ai riti tradizionali della sacra liturgia. Secondo l'esplicita volontà del Sommo Pontefice, qualsiasi sacerdote può celebrare, senza più richiedere alcuna autorizzazione, secondo il rito tradizionale (detto anche “gregoriano”); ad essi, ma anche a coloro i quali desiderino partecipare alla S. Messa gregoriana come servienti o fedeli, vengono incontro i nostri autori pubblicando il primo trattato di liturgia edito in lingua italiana dopo il Concilio Vaticano II, secondo la forma straordinaria del rito romano.

Tra le caratteristiche più evidenti del rito tradizionale rispetto a quello riformato: la celebrazione coram Deo, l'uso della lingua latina (ma con la facoltà di proclamare le letture in lingua corrente), e la splendida mistagogia, ricca di secoli di esperienza, delle letture domenicali, che accompagnano il fedele in un cammino pedagogico semplice e nello stesso tempo orientato alla conoscenza di Cristo, vero Dio e vero Uomo. Mi pare che
oggi i fedeli siano smarriti: travolti da una valanga di letture e di testi di cui non riescono a cogliere il senso profondo, molto spesso ardui, come le lunghe e difficili letture del Pentateuco, le quali non possono realisticamente essere assimilate durante una funzione liturgica.

Uno dei punti sui quali si è molto insistito nel libro è quello della ratzingeriana “ermeneutica della continuità”.

Benedetto XVI ha detto: “I problemi della recezione [del Concilio Vaticano II] sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un'interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall'altra parte c'è l'“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato […] possiamo oggi con gratitudine volgere il nostro sguardo al Concilio Vaticano II: se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa” (discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005).

Il nostro impegno sia quello tracciato dalle Sacre Scritture: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12, 29-31). Amore da attuare anche attraverso il recupero di un degno culto liturgico, fine principale del libro edito da Fede & Cultura. A conclusione della sua prefazione, così si esprime il Card. Castrillon Hoyos: “Saluto, perciò, con favore la pubblicazione di un’introduzione al rito antico, che ne illustra in maniera sintetica e competente le peculiarità, con particolare riferimento al tema arte sacra e liturgia e al servizio del serviente, o ministrante, nella Messa cantata e letta, affinché chi desidera svolgere questa funzione trovi tutte le prescrizioni necessarie”.

Anonymous said...

http://hocsigno.wordpress.com/2008/09/29/m...menos-polemica/

La página “Pontifex” (http://www.pontifex.roma.it) informa de la próxima aparición en Italia del libro “Introibo ad altare Dei”, publicado por “Fede e Cultura” (Fe y Cultura), y prologado por el cardenal Castrillón Hoyos. Sus autores son Raimondo Mameli, Elvis Cuneo y Danese Di Sorco. “Pontifex” habla con Raimondo Mameli, de treinta y un años, y a punto de entrar en el seminario. Mameli defiende la necesidad de una mayor cultura litúrgica y añade sobre el propósito del libro: “Mostrar, dentro de nuestras posibilidades, a los sacerdotes y acólitos el verdadero sacrificio de la santa Misa. Que sea celebrada dignamente, y sin polémicas inútiles. Pienso que las luchas entre los defensores del viejo y del nuevo rito no sirven de nada, y no llevan a ninguna parte. El rito antiguo no se contrapone al nuevo, ni el nuevo es enemigo del antiguo, ambos pueden coexistir y cada cuál es libre de escoger el que mejor se adapte a su sensibilidad. Creo que, tanto por parte de los defensores del nuevo, como del antiguo, se adopta a menudo un tono excesivamente acalorado. El Papa lo ha dicho claro, en la Iglesia existe espacio para todos”. En la fotografía superior un joven Joseph Ratzinger rezando las oraciones introductorias en una de sus primeras misas: “Et introibo ad altare Dei…”

Andrew said...

La Messa Tradizionale: il più eletto dei doni elargito alla Chiesa

Il recente volume “Introibo ad altare Dei”, edito da Fede & Cultura, e scritto da Elvis Cuneo, Raimondo Mameli e Daniele Di Sorco, acquistabile in anteprima nel sito dell’editore, sta riscuotendo un notevole interesse in Italia e all’Estero. Oltre al parere positivo di due importanti uomini di Chiesa come il Card. Dario Castrillon Hoyos, che ne ha realizzato la prefazione, e di padre Konrad zu Loewenstein, che ha scritto una bella postfazione, diversi liturgisti che hanno letto in anteprima le bozze hanno espresso il loro apprezzamento, tant’è che anche in Spagna, in Polonia e in Svizzera si parla di quello che si annuncia come uno straordinario successo editoriale e già son in cantiere delle traduzioni. Questo libro sarà un valido sussidio per sacerdoti e seminaristi del XXI secolo, per i quali, secondo la volontà del Papa, è necessaria una familiarità e apertura ai riti tradizionali della sacra liturgia. Secondo l’esplicita volontà …

… del Sommo Pontefice, qualsiasi sacerdote può celebrare, senza più richiedere alcuna autorizzazione, secondo il rito tradizionale (detto anche “gregoriano”); ad essi, ma anche a coloro i quali desiderino partecipare alla S. Messa gregoriana come servienti o fedeli, vengono incontro i nostri autori pubblicando il primo trattato di liturgia edito in lingua italiana dopo il Concilio Vaticano II, secondo la forma straordinaria del rito romano.

Quali sono gli argomenti trattati dai nostri tre giovani liturgisti? Nella prima parte si parla in maniera previa del concetto di liturgia, alla luce della “Mediator Dei” di Pio XII e del magistero del Concilio Vaticano II, nell’ottica della benedettiana ermeneutica della continuità.

Vengono passate in rassegna le peculiarità del rito romano tradizionale: i libri liturgici; la lingua liturgica; i ministri del culto; i vari ordini; altri uffici e dignità ecclesiastiche, uffici e titoli sacerdotali, istituti di vita consacrata; i chierichetti; i christifideles laici; le diaconesse; abiti, paramenti sacri e colori liturgici; colori liturgici; edifici di culto; la preghiera “ad Orientem”; canto e musica sacra; anno liturgico; cerimonie della S. Messa letta e cantata.

Scrive nella sua postfazione il padre Loewenstein: “Che Iddio ricompensi abbondantemente il Santo Padre Benedetto XVI per la liberalizzazione di questo venerando Rito, che è, senza dubbio alcuno, il più eletto dei doni ch’Egli avrebbe potuto elargire alla Chiesa. Iddio benedica altresì l’apprezzabile iniziativa degli autori di questo libro remunerandoli con la copiosità delle Sue grazie: si tratta, invero, di un lavoro svolto per la gloria Sua e la salvezza delle anime”.

di Luca Tessore

Fonte: http://www.pontifex.roma.it/index.php/news/29-news/422-la-messa-tradizionale-il-piu-eletto-dei-doni-elargito-alla-chiesa

Anonymous said...

Un libro per la Messa “in latino”
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Sarà in edicola in questi giorni. I tre autori sono giovani che si sono conosciuti su Internet: uno di loro è di Chiavari.

CHIAVARI. La “Messa in latino” sta prendendo sempre più campo in Liguria. Arriva così questo nuovo libro dove antico e moderno si fondono. Il risultato è “Introibo ad altare Dei”, che già nel titolo riprende le prime parole dette dal celebrante all’inizio del rito. Il volume, scritto a sei mani da Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco e Raimondo Mameli, approfondisce e rende comprensibile a tutti il significato del servizio all’altare nella liturgia romana tradizionale.
La modernità del progetto editoriale sta nel fatto che gli autori sono studenti tra i 23 e i 31 ami e che vivendo in tre regioni diverse (Liguria, Toscana e Sardegna), si sono conosciuti attraverso internet, frequentando forum cattolici. A muoverli verso la messa in latino non è solo la fede, ma anche il desiderio di dimostrare che il rito romano non è classista e per anziani.
“Introibo ad altare Dei”, stampato dall’editore “Fede & Cultura” di Verona, è arricchito dalla prefazione del cardinale Darío Castrillon Hoyos, presidente della pontificia commissione “Ecclesia Dei”, prefetto emerito della congregazione per il clero, e sarà in libreria in questi giorni di metà novembre.
Nel volume, grazie al contributo di Elvis Cuneo, c’è anche un po’ di Tigullio. Cuneo è nato infatti a Chiavari nel 1982, è cantante, organista e studia filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Appassionato del pensiero di San Tommaso d’Aquino e del neotomismo (il movimento filosofico-teologico contemporaneo che riprende e rivaluta il sistema filosofico di San Tommaso), si occupa di temi religiosi e liturgici con articoli pubblicati su riviste cattoliche e siti internet.
«Il nostro è un manuale che viene in aiuto a coloro che, sacerdoti, seminaristi, ministranti e laici, vogliano introdursi alla forma tradizionale del rito romano – spiega Cuneo –. Il rigore interpretativo, la chiarezza e il riferimento costante alle fonti sono le caratteristiche principali di questo compendio. Benedetto XVI, con il motu proprio “Summorum Pontificum” del 7 luglio dello scorso anno, ha decretato che la liturgia tradizionale, la messa di San Pio V, non è mai stata abrogata e costituisce un tesoro che appartiene a tutta la Chiesa».
Nel volume (280 pagine, 25 euro) si scoprono tutti i segni, simboli e gesti del tesoro liturgico antico nel loro significato arcano e senza tempo.
Per Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco (nato a Livorno nel 1985, studente di lettere moderne all’Università di Pisa) e Raimondo Mameli (nato a Cagliari nel 1977, studente di teologia presso la Pontificia facoltà teologica della Sardegna) questo è il primo libro scritto insieme. La stesura ha richiesto un anno e, nei progetti, c’è presto una presentazione ufficiale presso il “Centro culturale Candiasco” di Casarza Ligure.


Debora Badinelli

Il Secolo XIX (16-11-2008)

Anonymous said...

Parlano di noi su Il Foglio del 12 marzo 2009

Sono in tanti a sperare che il motu proprio sia definitivamente morto, e sono in molti, nel mondo ecclesiastico, a darsi a da fare perchè ciò avvenga. Strano, perché una semplice analisi della realtà svelerebbe quello che nella mia esperienza educativa trovo evidente: non è solo il mondo ad aver perso Cristo, ma, come ebbe a dire anche don Giussani, sono parecchi gli uomini di Chiesa, forse ancora prima, ad averlo abbandonato. Una fede che si fa insipida, o troppo umana, proprio nella sua espressione più visibile, la ritualità, perde fedeli: è matematico. Ma nonostante l’opposizione al vecchio rito, e più in generale al suo spirito, sia fortissima e radicata negli ambienti che contano, i segnali di un cambiamento, soprattutto nei giovani, e nel nuovo clero, sono evidenti. L’editore Fede & Cultura è l’unico, a quanto io sappia, che abbia scommesso con fiducia nel rilancio della messa tradizionale. In pochi mesi ha pubblicato diversi titoli: oltre ad l'opuscolo del sottoscritto"La liturgia tradizionale", "La messa antica" di don Francesco Cupello, "La messa non è finita" di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, il "Messale integrale", e, per ultimo, "Introibo ad altare Dei".
E’, quest’ultimo, un bellissimo manuale ad opera di tre giovanissimi, Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco e Raimondo Mameli, in cui la “vecchia” messa viene spiegata passo passo, in tutti i suoi elementi, dal simbolismo, alla gestualità. Un’opera imprescindibile, oggi, per chi voglia accostarsi al vecchio rito come suggerisce Benedetto XVI, cioè ricordando che “il proprium liturgico non deriva da ciò che facciamo ma dal fatto che accade”. Tutti questi libri dell’editore Fede & Cultura non sono rimasti in giacenza, come si sarebbe potuto pensare, e neppure patrimonio di pochi eruditi e curiosi: hanno avuto e stanno avendo una incredibile diffusione. Tra i lettori anche molti sacerdoti che stimano il nuovo rito, ma che desiderano, nel contempo, riappropriarsi di un modo più giusto per celebrarlo, come faceva ad esempio il compianto don Divo Barsotti.
(da Francesco Agnoli, articolo su Il Foglio del 12 marzo 2009)

Anonymous said...

leggere l'intero blog, pretty good

Anonymous said...

leggere l'intero blog, pretty good

Anonymous said...

Si, probabilmente lo e